In occasione del DANTEDÌ, il 25 marzo alle ore 18.00, il Museo Castromediano inaugura la mostra Perché mi scerpi? La selva ferita, il legno redento, a cura di Luca Maschio, dottorando in Scienze del Patrimonio culturale all’Università del Salento, e Massimiliano Rossi, docente di Storia della critica d’arte nello stesso Ateneo.
La mostra
Il percorso espositivo prende avvio dal XIII canto dell’Inferno, cuore tematico attorno al quale si articolano quattro sculture in legno d’ulivo. Attorno a queste opere è stato realizzato un catalogo, pubblicato con il patrocinio dell’Università del Salento e accolto nella collana Medietas del Centro Studi Medievali d’Ateneo.
L’Inno popolare a Dante
Durante la serata sarà proiettata la registrazione, realizzata negli spazi del Museo, dell’esecuzione dell’inedita versione originale per coro e orchestra dell’Inno popolare a Dante, composto nell’aprile 1863 dal pugliese Saverio Mercadante, tra i maggiori musicisti europei dell’Ottocento, su testo di Luigi Settembrini.
L’opera è stata eseguita dall’Orchestra e dal Coro del Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, diretti dal Maestro Michele Nitti (Maestro del coro Francesco Muolo), che ha curato la trascrizione della partitura a partire dagli autografi conservati a Napoli, restituendo vita a una pagina dimenticata della nostra storia musicale.
Per gli ulivi del Salento
«Perché mi scerpi?» chiede il ramo spezzato nel XIII canto dell’Inferno.
Secondo i curatori Maschio e Rossi, la stessa domanda oggi potrebbe levarsi dagli ulivi del Salento, feriti da incendi, malattie, incuria e abbandono. Un paesaggio millenario si è trasformato in una ferita aperta.
Da questa consapevolezza nasce il progetto: quattro scultori tornano all’ulivo — materia dura, simbolica, resistente — per misurarsi con essa in un confronto che è insieme gesto artistico e interrogazione interiore. La scultura diventa così un atto di ascolto e responsabilità, un tentativo di dare forma a una domanda che riguarda non solo gli alberi, ma la nostra stessa identità.
Pratiche e forme della cartapesta contemporanea - Accademia di Belle Arti Lecce
Lecce Contemporanea Mediterranea: quando l’arte diventa un ecosistema sostenibile - MUST – Museo Storico della Città di Lecce
Dal 12 dicembre il MUST – Museo Storico della Città di Lecce apre un nuovo capitolo dedicato alla cultura contemporanea con Lecce Contemporanea Mediterranea, un progetto che guarda all’arte come strumento di trasformazione sociale e ambientale. Promosso dal Comune di Lecce e curato da Marco Petroni e Maria Savarese, il programma nasce per superare la logica degli eventi “mordi e fuggi” e costruire un percorso stabile, capace di generare conoscenza condivisa e di attivare comunità.
L’idea alla base è quella di un ecosistema culturale: un ambiente in cui arti visive, performance, architettura, design, moda, fotografia, cinema e teatro di ricerca dialogano tra loro come elementi interconnessi, proprio come accade nei sistemi naturali. Un approccio che rispecchia una visione profondamente sostenibile: non più discipline isolate, ma reti, relazioni, scambi, processi.
Il primo capitolo del progetto è la mostra Paesaggi Mediterranei, con opere di Mathelda Balatresi, Stefano De Luigi e Fathi Hassan. Qui il paesaggio non è un semplice sfondo, ma una costruzione culturale e storica, modellata dalle interazioni tra comunità, territori e tecniche. Una prospettiva che invita a ripensare l’identità mediterranea come un intreccio di memorie, materiali, migrazioni e trasformazioni.
In un momento in cui la sostenibilità richiede nuove narrazioni e nuovi immaginari, questa mostra offre uno sguardo prezioso: il paesaggio come organismo vivo, risultato di relazioni e responsabilità condivise. Un invito a osservare il Mediterraneo non solo come luogo geografico, ma come spazio di coesistenza, fragilità e possibilità.
Filippo de Pisis e gli Italiens de Paris: un laboratorio transnazionale di idee, alleanze e libertà creativa - Fondazione Biscozzi Rimbaud
Dal 14 febbraio al 10 maggio 2026 la Fondazione Biscozzi Rimbaud presenta Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, una mostra che riporta alla luce uno dei momenti più fertili e internazionali dell’arte italiana del Novecento. Curata da Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis, l’esposizione nasce in collaborazione con l’Associazione per Filippo de Pisis e racconta una storia di scambi, relazioni e visioni condivise che oggi appare sorprendentemente attuale.
Negli anni tra il 1928 e il 1933, un gruppo di artisti italiani scelse Parigi come luogo di confronto e sperimentazione. Non si trattava solo di una comunità di connazionali all’estero, ma di un vero laboratorio transnazionale, dove idee, tecniche e sensibilità circolavano liberamente. Gli Italiens de Paris incarnavano un modo di fare arte che rifiutava i confini – geografici, estetici, ideologici – e che trovava nella capitale francese un terreno fertile per coltivare un dialogo aperto con l’Europa.
Il cuore di questa esperienza fu il Groupe des Sept: Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi. La loro collaborazione non era episodica, ma strutturata: mostre condivise, confronti quotidiani, una rete di relazioni che funzionava come un ecosistema creativo. Ognuno portava con sé un bagaglio diverso, ma tutti condividevano una visione comune: un classicismo moderno, mediterraneo e antidogmatico, capace di accogliere pluralità di linguaggi e di dialogare con la cultura internazionale.
Questa attitudine collaborativa – fatta di ascolto, scambio e apertura – anticipa in modo sorprendente le logiche contemporanee della sostenibilità culturale: non un’arte isolata, ma un’arte che cresce attraverso le relazioni, che si nutre di differenze e che costruisce ponti invece di erigere barriere.
Il percorso espositivo della Fondazione pone al centro Filippo de Pisis (Ferrara, 1896 – Milano, 1956), a partire dal celebre Dalie (1932), parte della collezione permanente. Attorno a un nucleo di oltre venti opere dell’artista, realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi Trenta, si sviluppa un confronto diretto con i dipinti degli altri membri del Groupe des Sept. Questo dialogo visivo permette di cogliere non solo affinità e differenze, ma soprattutto la forza di una collaborazione che ha saputo superare appartenenze nazionali e pressioni ideologiche.
Come sottolinea il co-curatore Paolo Bolpagni, gli Italiens de Paris non furono “un incontro casuale”, ma un sodalizio fondato su una comunanza di riferimenti ideali e consuetudini umane e professionali. Una comunità creativa che, in un’epoca segnata da nazionalismi e rigidità estetiche, scelse la via della libertà, della pluralità e del dialogo.
La mostra evidenzia anche la distanza di questo gruppo rispetto al clima italiano dell’epoca, sempre più orientato verso monumentalismo, muralismo e la “moderna classicità” teorizzata da Margherita Sarfatti. Gli Italiens de Paris rappresentano così un esempio di resistenza culturale: un’arte che non si lascia ingabbiare, che attraversa confini e che rivendica la complessità come valore.
PAESAGGI ASEMICI - Galleria ARTPOETRY Lecce
Venerdì 28 marzo alle ore 18:30, la Galleria ARTPOETRY apre le sue porte all’inaugurazione della mostra “Paesaggi Asemici”, un appuntamento dedicato alla ricerca artistica contemporanea.
L’esposizione presenta le opere di Enzo Patti e Giuseppe Calandriello, quest’ultimo presente all’evento inaugurale.
La mostra è curata da Salvatore Luperto e sarà arricchita da un intervento critico di Francesco Aprile.
Un’occasione per immergersi in un dialogo visivo che esplora paesaggi interiori e suggestioni contemporanee.